Fatacarabina

Fatacarabina

domenica 24 marzo 2013

Psssss

Come stai?

Ricordando le fosse Ardeatine

FUCILAZIONE

Un bambino faceva le bolle di sapone
dalla finestra quando mi fucilarono
sulla piazza piantata di alberi senza nome,
una mattina deserta con poco sole
tra i rami secchi che non trattenevano le voci,
tra quinte grige di imposte sprangate
oscillavano effimere formazioni, grappoli
subito disfatti in acini trasparenti.
Un bimbo, solo una tenera macchia viva
in un rettangolo nero,
c'era un vasetto rosso sul davanzale,
la sola cosa rossa in quel giorno tutto grigio,
io non potevo vedere i suoi occhi
sentivo la sua anima appendersi dondolando
in cima alla cannuccia di paglia,
staccarsi con un brivido, volare in silenzio,
trattenere il fiato per pregare il vento,
attraversare il poco sole in punta di piedi,
rapita in una smorfia di felicità.
I miei carnefici gli voltavano le spalle,
nessuno di loro poté vedere le sue mani
sollevarsi in adorazione quando una bolla
più gonfia, la più bella di tutte,
partì dal davanzale come un pianeta di cristallo
e prima di scendere salì verso il tetto
come una preghiera, come una favola,
piena d'ogni dolcezza che non si può perdere,
intatta e vera per il suo tempo giusto,
non ci sono abbastanza plotoni d'esecuzione
in questo mondo e in ogni altro
per fucilare tutte le bolle di sapone.

(G. Rodari)


Ps: L'ho risentita oggi per radio, in un ricordo dedicato alle Fosse Ardeatine. Ammetto che mi era passata di mente.  Mi pare giusto rileggerla un sacco di volte, d'ora in poi, e la metto qui

sabato 23 marzo 2013

Guerra civile

Sono un po' di giorni che ci penso, a questa cosa della guerra civile.
Prima era un termine che non si usava, nelle normali discussioni. Ora lo si usa eccome.
Lo usano anche taluni miei amici "grillini" che tentano di spiegarmi che l'unica soluzione è un governo tutto loro contro l'oligarchia imperante.
Non ha detto proprio queste precise parole ma ha usato il termine battaglia nelle piazze, di recente, pure B. Evidentemente chi la urla più grossa trova ascolto.
Purtroppo.
Gli amici cinquestellati  mi tirano fuori il discorso che se non va così, tanto Bersani fallirà, e allora il governo dovrà andare a loro magari con un bel risultatone alle prossime elezioni, è l'unica soluzione, ci sarà la guerra civile.
Insomma esci di casa e devi stare attento perché ti sparano dietro?
Ci sarà il cecchino collegato via streaming al quartier generale che indica chi colpire? Ci saranno rastrellamenti, bombardamenti? Torneremo ad imparare a costruire una molotov, devo tirar fuori la carabina dall'armadio e sistemarla?
No, perché, sia chiaro.
Guerra civile significa ammazzarsi.
Significa uscire di casa col maglioncino, l'ipad e se hai culo, la rivoltella carica.
Significa non solo dividere il mondo tra locali e stranieri, che è una abitudine di molti, ma anche dividerlo in fazioni di voto. E sparare al nemico che prima era il tuo vicino di casa e siccome ti stava un poco sul culo, evitavi di parlarci.

Aspetta, il voto.
Estremizzo le percentuali per farmi capire: un 30 per cento è col centrosinistra, un altro 30 per cento con i cinquestellati pronti alla guerra civile (tutti? no, non dico tutti ma il termine si sente in giro) e un 30 per cento ha votato centrodestra. Secondo me quell'ultimo 30 per cento può dividersi in un quindici per cento di convinti e in un quindici per cento di illusi dalla restituzione dell'Imu direttamente nel conto corrente. Estremizzo, forse sono di più.
Come si comporterà questo 15 per cento in caso di guerra civile e l'altro 15? Chiameranno la polizia e i carabinieri? E loro, le forze dell'ordine? Mi vengono i brividi solo a pensarci.
E come si comporterà quel 30 per cento di paciosi centrosinistri che alla fine, è vero, potevano fare molto e hanno fatto poco rispetto alle aspettative che molti avevano su di loro? E quindi perché fidarsi?

Cioè io mi sto chiedendo tutte queste cose.
Cioè di cosa stiamo parlando? Di guerra civile?
Di spararci a vicenda?
E no, non ditemi che è stato così anche per la guerra di Liberazione perché quella fu Resistenza contro l'invasore e il dittatore.
Ecco, il dittatore.
Chi lascia liberamente parlare di battaglie e guerre civili gli piacerebbe tanto il ruolo di dittatore.
Chissà come mai?
Perché la democrazia è una pratica complicata, estenuante, prevede ascolto, dialogo e poi capacità di qualcuno di fare sintesi.
Difficile, vero?
Meglio allora giocare ai cecchini, magari c'è chi si sta già allenando coi giochetti del pc....

E qui mi fermo.



giovedì 7 marzo 2013

Di sensi e mattoni

A volte capita che le cose vadano male e che per il fatto che sono andate tanto male , si finisca per portarsi dietro un senso di colpa, indefinito e immotivato ma che c'è. Un senso come di non aver spiegato abbastanza o fatto abbastanza e tanto basta, se ci tieni, a sentirti in colpa per la tua codardia e incapacità.

Ci vuole un pezzo per rendersi conto dell'errore.
Ci vuole pazienza e anche un pochino di sana propensione per il dialogo, se si ha la fortuna di non portarsi dietro pure il rancore.
E quando ti accorgi del muro eretto contro di te prima cerchi di scavalcarlo ma ad un certo punto ti metti ad osservarlo, quel muro, così meticolosamente costruito, mattone su mattone, color marron, così liscio da apparire perfetto senza manco una piantina selvaggia che ci cresce sopra, fregandosene del liscio e del solido. Un muro che a guardarlo bene non pensi minimamente sia stato costruito per te ma che sia una azione meticolosa di anni, il lavoro di una vita.
E  se bussi sui mattoni, quelli sono così spessi che dall'altra parte non risponde nessuno.

E allora al primo angolo lo scarichi il fardello dalla spalla e lo butti lì per terra, e te ne vai.
Non lo sollevi più, non lo metti manco nel cassonetto dell'indifferenziato, semplicemente te ne vai e lasci quel senso di colpa solo al suo destino.


martedì 5 marzo 2013

Effetti speciali

Sono una donna strana.
Mi sono innamorata tempo fa di alcuni ricci di capelli intravisti e mai toccati, perché quei ricci non ci sono più. Tagliati via.
Che cosa stupida, mi son detta, tagliare capelli ricci, pieni di vita.
Mi sono innamorata di ricci mai visti ma intravisti eppur così vitali da esserci anche se non c'erano.
Sembrano quelle storie che raccontano i vecchi ai pronipoti: amori che non stai lì a chiederti se c'erano davvero o no. Belli per quel che hai sentito, perché a toccare ricci inesistenti ci si sente speciali.
E poco importa, alla fine, se non è vero.

sabato 2 marzo 2013

Se non fosse

Se non fosse che siamo davvero ad un passo dall'affogare nella cacca nazionale, sarebbe da lasciarlo lì da solo a urlare.
No, perché quello là, quello che sa come si fa un paese normale, e per dirlo non fa che insultare, ecco secondo me lui sa che il paese sta per fare quel passo, ma a lui interessa ora, soltanto, che tutti gli altri gli urlino "Hai ragione tu!!!".
E io a quelli e quelle che pensano solo che devono aver ragione loro e quando discutono (che bello che è il discutere, il confrontarsi) hanno l'unico obiettivo non di fare un passo non verso la cacca, ma verso una sana mediazione che sia di miglioramento collettivo, ma solo di ribadire che hanno ragione loro, io quelli,  ecco, li lascerei da soli a urlarlo. Al cielo.
E manco quello li ascolta.


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