Fatacarabina

Fatacarabina

venerdì 30 aprile 2010

Io con l'animalier, no

Ieri sono stata in boutique con la Gigia, più che altro era un outlet, pieno di vestiti, maglie, magline, pantaloni, vestiti di grandi stilisti. La Gigia è uno scricciolo in confronto a me, che son alta e cellulosa, e mi voleva consigliare un vestito estivo, una cosa spiritosa ma anche elegante, che devo imparare, dice, anche ad essere elegante, e non sempre sportiva. E allora ha chiamato la padrona della boutique, che è amica sua, e mi hanno infilato in camerino e han cominciato a farmi provare vestiti. Belli sull'appendino, su di me invece invece diventano orendi, ma orrendi proprio. Su di me, il floreale fa tanto tovaglia.
Non so, perché...
Uno, in particolare, con una sorta di fondo da pelle di tigre, sul marron, con inserti di fiori ( fucsia) e pizzi sull'orlo del collo, l'ho infilato ed era morbido, morbido, poi quando mi sono girata verso lo specchio e mi sono guardata, sono scoppiata in un Ossantapolentaaaaaa!!! che tutta la boutique, piena di signore a caccia dell'affare, si è fermata ed una piccola folla è corsa verso lo spogliatoio a vedere che era successo. E una  diceva che sicuramente ero caduta, un'altra che avevo strappato il vestito, un'altra ancora che ero così bella con quel vestito che mi stupivo. Poi ho tirato la tenda e ho visto tutte quelle facce sconosciute, che dentro le loro testoline, facevano no, no, no e a me è uscito di nuovo quel Ossantapolenta!!! ma più dimesso, diciamo sconsolato, e mi riguardavo allo specchio stupita, dicendomi che neanche nei peggiori bar di Caracas, avrebbero mai visto una cosa simile. "Tira sui fianchi", ha detto la Gigia, che è sempre un tesoro. "C'ho un culo che fa provincia. Roba che ci tocca chiedere la targa ad hoc", le ho risposto, tentando di togliermi quella roba animalier di dosso. Davanti alle anonime clienti che continuavano a far no, no, ma solo dentro. Che, fuori, non sta bene.

giovedì 29 aprile 2010

Camilla

Non la metto la tua foto, perché a te non piaceva essere fotografata, e quando vedevi la macchina con il flash scappavi. Metto l'unica cosa che mai ti abbiamo messo, perché eri un batuffolo di pelo quando sei arrivata a casa in una scatola di cartone e sei sempre stata troppo buona per indossarlo.
Io, quando arrivavo, anche se non ero di casa perché lì non ci dormivo, trovavo sempre una festa. E questo grazie a te. Al tuo naso umido e alla tua coda sbarazzina. Stamattina l'hai tenuta ferma, dormivi nel prato. Nessuno ci ha creduto finché non ti abbiamo toccato. Pensavamo tutti che stavi dormendo, al sole, come ti piaceva fare.
Invece eri fredda.


io lo giuro

Io, lo giuro, non lo so. Non so quando son diventata noiosa.
E' successo che Arturo si è girato di lato e non ha più voluto saperne di coccolarmi. Era una avvisaglia, chiara, ma io non me ne sono accorta. Ero troppo presa a sbatter la testa contro il muro , al ritmo di Libertango, senza alcun chiodo da piantare.
Non so bene, cosa è successo. E' che a un certo punto mi son mancate le parole o meglio mi son sembrate tutte una gran fuffa di lettere, e non sapevo  dire.
Dire cosa? Questo è il punto.
Dire che mentre per la prima volta ho visto in un libro di carta alcuni miei racconti, l'unica mail di interesse per i miei racconti  è arrivata da una casa editrice smaccatamente a pagamento? Di quelle, che se paghi, cavolo, quanto sei bravo?
Dire che ho una voglia di sorridere che spaccherei i muri a dentate perché sono in un periodo di terremoto emozionale, una faglia interna che mi scoperchia tutta e mi rende diversa e vulnerabile e a me va benissimo così, di esser fagliata ed emozionale,  e invece di correre in un collettivo girotondo di festeggiamento, a volte mi ritrovo sola, sotto la pioggia, a cercar l'ingresso di una stupenda esposizione; di  quelle che se ci vai sola sei una grande, ma che se ci vai in due sei una gran figa?
Dire  che i miei amici non se la passan benissimo, causa crisi del lavoro, e io di questo mi dispiaccio? Dire che pure io al lavoro non me la passo bene, ed è la prima volta dopo decenni di dignitosa, credo, attività?
Tutte cose che cozzano contro una domanda. Ma a chi frega tutto ciò? E allora divento silenziosa, mi par che son senza parole, che mi manca il sostantivo e l'aggettivo mi esce malissimo, e allora ecco che divento noiosa. Che io c'ho una vita banale, nulla di speciale, mica come quelli che sono sempre al top e sono strafighi sera e mattina. Io mi sveglio con le borse e mi addormento con la bavetta del sonno giusto. Non sono presentabile, ecco. E poi, son noiosa...

lunedì 26 aprile 2010

Colpo di pistola

C'era una volta, c'è stata per tutti, non fate gli schizzinosi, c'era una volta dicevo, un tempo in cui lo spasimante di turno mi portava sempre in posti buii e appartati, in macchina. Io preferisco la campagna e la gronda lagunare, là dove arrivarci in macchina, non è che sia facilissimo, ma almeno hai la sicurezza, diciamo, al 90 per cento, che non c'è qualcuno là, nel buio, che ti guarda mentre te sei intento a dar libero sfogo agli ormoni primaverili, ma soprattutto a muoverti evitando di scorticarti con la leva del cambio. Erano anni quelli in cui tornavo a casa, piena di ematomi, che io ho i capillari fragili, ma mi era anche facile nascondere, visto che tra un lavoro attivo e il basket, l'ematoma insomma era di casa. 'Sta cosa degli ematomi da ormoni mi è tornata in mente quando ho visto su un noto SN un disegno, una sorta di kamasutra per chi lo fa in macchina. Mi è venuto da ridere, pensando che come sempre le informazioni giuste non ti arrivano subito quando servono, ma sempre dopo.
E che le macchine dovrebbero venderle con le istruzione accluse anche per quello, (che per me che non ci capisco un niente di motori sarebbe anche più divertente, diciamola tutta) un foglietto nella tasca del sedile, come fanno sugli aerei, con le informazioni che ti dicono anche dove è il sacchetto del vomitino, che io poi quando salgo in aereo, ammetto che guardo se il sacchetto c'è e soprattutto se è vuoto...ma quello è un altro discorso.
E allora, visto che nonostante l'età che avanza, a me l'ormone funziona ancora benissimo e la memoria pure, mi son ricordata di quella sera in cui ero lì distesa sul sedile della Panda e stavo osservando i capelli di questo tipo, che mi piaceva assai all'epoca, e avevo diciamo un pochino il fiato accelerato e ridevo e a un certo punto ho sentito un terzo fiato.
Uno era il mio, il secondo era del capellone ( per la verità dava segnali di una calvizie incipiente ed era quello su cui si era soffermato il mio occhio). E il terzo fiato? Di chi cavolo era? Per un pochino ho lasciato perdere, mi son detta che evidentemente ero arrivata allo stadio delle percezioni superiori, tanto eravamo in un bellissimo parcheggio fronte acqua, in un posto  poco frequentato e c'era il buio attorno. Insomma, c'eravamo solo noi, no?
Poi però l'ho sentito di nuovo, quel terzo fiato, un pochino pesante, e a quel punto ho girato la testa verso il finestrino della Panda, e ho visto un tipo, tarchiato, con le mani attaccate al finestrino, come si fa quando vuoi vedere meglio, e quello mi guardava. Sì, fissava proprio me.
Ho cacciato un urlo che penso di avergli stampigliato l'ugola sul finestrino e lui dal botto dell'ugola contro il vetro, ha fatto un balzo indietro e si è messo a correre verso la sua macchina,  come un Tasmanian indiavolato, ha messo in moto e probabilmente nella furia della partenza o perché c'aveva una ruota mal messa, che ne so io, comunque segno che pure lui di macchine non ci capiva una cippa, uno dei bulloni della ruota, quei cosi che tengono su il pneumatico, e che io non so come svitare, insomma, gli è schizzato via e si è conficcato nel lamierino bianco della mia Panda,  che stavo ancora pagando, producendo un foro che pareva il risultato di una pistolettata. Beh a casa mia per anni han pensato poi che mi avevano sparato contro la macchina. Io li ho lasciati fare, era un pochino come la storia degli ematomi. Comunque da quella sera, solo campi di grano.

sabato 24 aprile 2010

Celui


Ieri a Ferrara pioveva. E io son andata a veder questa mostra, "Da Braque a Kandinsky a Chagall" al palazzo dei Diamanti e c'erano solo nonni a vigilar le sale, entravi in una e ti veniva spontaneo dir "buongiorno", passavi in un'altra e ti usciva un "Buondì" o un "Salve" e c'erano ragazzi intenti a dar un significato, tutto loro, alle opere che vedevano, e c'erano coppie che si tenevano per mano e ascoltavano assieme le audioguide. E c'ero io, con il mio trench bagnato, che me ne son stata per conto mio.
All'inizio mi sentivo un pochino sola, io, che tutti parlavano e io no,  poi man mano che passavo di sala in sala, io me ne stavo con me, a guardarmi tutta l'incertezza che indosso ultimamente, che non so bene quel che so dare, io, agli altri, attorno a me.
Sono uscita, con una frase stampata sotto pelle: "Celui qui dit le choses sans rien dire".

mercoledì 21 aprile 2010

La L maiuscola

« Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.


 A Mogliano Veneto nessuno il 25 aprile potrà cantare Bella Ciao. Almeno vorrebbe così il  sior sindaco leghista Giovanni Azzolini che ha vietato alla banda comunale di intonare questa canzone in occasione della celebrazione per la Liberazione disponendo che è meglio cantare  la Canzone del Piave. Bon. 

«La banda - spiega il sindaco - deve eseguire brani istituzionali e Bella Ciao non lo è, non rientra tra gli inni nazionali. L'Anpi ha poco da protestare». L'Anpi con Maurizio Beggio replica che «è giusto che si suoni anche Bella ciao che è una canzone di tutti». Fin qui la cronaca.

"Se tutto un popolo, decine di milioni di persone, sanno il Va' pensiero a memoria e lo cantano volentieri, cio' vuol dire che e' in atto un mutamento alle radici della societa' e nel cuore della gente. Anzi, e' gia' avvenuto". 
Questa frase è del suo punto di riferimento, signor sindaco, l'ha detta Umberto Bossi. 
Bon, ora,  che lei, sior sindaco, abbia i suoi gusti musicali è comprensibile, ma quelle parole dette da Bossi sono perfettamente collegabili pure a "Bella ciao", che la cantano milioni di persone da anni, senza timore e vergogna. Ecco perché, sior sindaco dalle bele braghe bianche, io non credo che lei possa impedire  proprio un bel niente il 25 Aprile. Che è la giornata in cui anche lei ha conquistato la libertà, quella con la L maiuscola,  di poter dire come la pensa, anche in fatto di musica.

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!» »

domenica 18 aprile 2010

Chicchessia

A voi capita mai? Di sentirvi trasparenti? A me sì.
Non capita spesso, capitava spesso prima, adesso capita ogni tanto. Ma quando capita, il sentirsi trasparenti, mi viene un pochino il fiato accelerato. Non so mica bene che farci di tutta questa trasparenza. Mi pare, a volte, che potenzi la libertà, che passo dove mi pare, faccio quel che ti pare, e nessuno dice niente. Bella, sei trasparente...mi dico.
Ma a volte la trasparenza arriva quando ho più doveri che piaceri da assolvere e ho solo cose da fare e poco da sentire e  capita pure che non mi sento mica che tutto mi riesce bene. Allora quella trasparenza, che già non so molto cosa farne, mi fa quasi arrossire. Che ho paura che, gli altri, quelli che son sempre decisi, sicuri, vincenti,  non solo vedano solo oltre guardando nella mia direzione ma che, peggio, vedano dentro. La safena che batte ritmica, agitata. Son pudica e la mia safena, ecco, non mi piace mica tanto condividerla con chicchessia.

venerdì 16 aprile 2010

Ieri sera

Ieri sera ho scritto una cosa su Friendfeed, personale. Riguardava una cosa che è successa a me. Poi dopo i primi commenti ho deciso di cancellarla, scusandomi con chi aveva commentato.
Una forma di autocensura? Sì.
Non fa parte di me il condividere , con chiunque, episodi che invece racconterei solo agli amici più stretti.
Se l'ho fatto, su ff,  è stato un pochino per sfogo, un pochino perché non ho riflettuto a sufficienza.
Non ho riflettuto  a sufficienza sull'effetto di quel che avevo scritto. Era una cosa, piccola, un incidente di percorso che può capitare a chi non sta zitto. Non sono stata zitta di nuovo, ma ho preferito poi tacere.
Evitar i ricami, non dar l'impressione di raccontare solo per scatenare l'ennesimo dibattito.
Ecco, per dirla alla  splendidi quarantenni 
son paracula... ma non pratico sempre il nudismo. 



giovedì 15 aprile 2010

I miei tulipani

I miei tulipani, quelli nati dai bulbi di Borgo S. Dalmazzo, sono diventati grandi. Ora son belli alti e finalmente tra poco spero scoprirò di che colore sono. Quello più piccolo sembra un viola-rosa, almeno si vede quel colore dalle fessure del bocciolo chiuso ( si dice bocciolo per i tulipani? non so). Quello più alto è invece bello serrato, mi sa che mi vuol far la sorpresa all'ultimo. A me piacciono tanto i tulipani, sono snelli, alti e poi hanno questo fiore così polposo che mette allegria, ti vien voglia di assaggiarlo per sapere che gusto ha. A me piacciono anche le persone che son come i tulipani, alti e polposi. Che li guardi e ti vien voglia di assaggiarli, che ci parli e sono così colorati, dentro, che mettono allegria.
Sarà per quello che ultimamente compro solo tulipani, mi piace averli intorno, girar l'occhio e vederli. E' consolante, anche se non parlano. Sapere che ci sono fiori, e persone, così è una consolazione in quei tempi color muffa, dove tutto passa come se fosse normale, e quelli che si incazzano, che è sano, sono sempre di meno. Questa settimana ho comprato invece delle roselline arancioni, che i tulipani non erano arrivati, e insomma...mi giro e vedo loro ma non è la stessa cosa. Per fortuna mi basta buttar l'occhio in terrazzo e ci sono i miei, che stan crescendo. Sani, slanciati, polposi. Due.

martedì 13 aprile 2010

lunedì 12 aprile 2010

Domus aurea

Io la chiamo casetta, invece è un appartamento, al primo piano, così non sto tanto lontana dal giardino che non posso però usare perché nel mio condominio non lo usa nessuno visto che è un fazzoletto pieno di piante buttate a caso. Casa mia è il regno del disordine e dei mobili messi su alla attributo di segugio. Quando ho comperato questa casa vivevo di contratti precari. Quando sono andata a firmare dal notaio, poi sono svenuta perché avevo una paura folle di non farcela da sola, con i miei stipendi precari. Con il passar degli anni sono passata a tempo indeterminato ma son rimasta precaria dentro ad libitum. E così cerco da anni di togliere un pochino di disordine, ma i mobili messi su alla attributo di segugio son rimasti.  Dicono che è una casa ospitale, quelli che la invadono regolarmente per le cene che ci vengono organizzate. E dicono che il mio frigo non è un frigo da single, che ci guardi dentro e l'eco ti saluta. E' vero.
Dicevo dei mobili. C'è la cucina color faggio e il salottino maschio con quel divano di pelle anni Sessanta che è tutt'altro che morbido ma che per me, non so, è come una cuccia. E c'è l'entrata col mobiletto settimanale tutto sbilenco e il bagno con i mobili verdi, che li ho comperati perché costavano poco, come le piastrelle, evidentemente perché il verde mica tanto va. E ci sono i quadri, in uno ci sono io, così mi ricordo quando ero figa e facevo la modella per le amiche artiste squattrinate. E ci sono le mie ceramiche nere e i cappellini presi in Sudamerica e le bamboline anti-voodo e pure la civetta cubana che dovrebbe, condizionale d'obbligo, portar bene. E la camera da letto che è sempre in trasformazione, perché i pezzi son tutti diversi e io ci provo da anni a metter su una cosa che non sia alla attributo di segugio.
Ecco casa mia è così da dieci anni e oggi è l'anniversario di quella sera in cui ci sono entrata dentro ed era vuota, c'era solo la cucina e odor di polvere dei lavori di ristrutturazione appena finiti e di vernice delle finestre gialle recuperate alla meglio. E appena percettibile l'odore del piscio dei miei nipoti, che li ho costretti a far pipì ai quattro lati prima di dar il via al lavoro degli operai. Diceva non so chi che portava bene.
Quella sera son entrata e ho organizzato un picnic sul pavimento del salotto, tra me e me, con la bottiglietta piccola di spumante e i crostini col salmone. Ho fatto cin cin con la me riflessa nel quadro e mi son sentita a casa. Poi son andata a letto, ricordo, e non riuscivo a dormire perché c'era troppo silenzio.
Poi un tonfo pazzesco, la vicina anziana del piano di sopra era cascata dal letto. E da allora quel tonfo sembra che voglia darmi la buonanotte.

domenica 11 aprile 2010

sabato 10 aprile 2010

Le solite

Ecco i miei nipotastri son tornati da scuola oggi con un bel 4 meno e un 4 meno meno. In Fisica e Grammatica. E io continuo a comprargli libri a quei due che vedono solo basket, palloni, computers e playstation. Mazzate, altro che!!
Poi che a dirlo sia quella che prendeva regolarmente 4 in latino, è tutto un altro discorso eh...

venerdì 9 aprile 2010

Bella gente

Uno è mio fratello, l'altro è il poeta  più spassoso e toccante in circolazione. Questi due ieri sera (uno come organizzatore con la sua associazione, l'altro come protagonista) han proposto un bel spettacolo, semplice semplice, ma di quelli che il cuore lo scaldano. Il tutto a Morozzo, nel Cuneese, che è ben distante da casa mia. E io non c'ero tra le seggioline, ma ero a casa davanti al mac e lo spettacolo me lo son goduto assai. Anche se non potevo sentir il gusto del vino e degli stuzzichini. Ma il calore mi è arrivato lo stesso. E quando Guido ha fatto ciao ciao con la manina, spontaneamente anche io gli ho fatto ciao ciao. Solo che lui non poteva vedere me e gli altri che eravamo a centinaia di chilometri da Morozzo. Ma assicuro, era come se ci fossimo, tutti in prima fila. 
Eravamo tutti 

giovedì 8 aprile 2010

Pasta madre

Ci sono persone che entrano nella mia vita, con il passo leggero, e lasciano impronte indelebili.
Ci sono persone che abbraccio e  mi imbarazzano da quanto profumano di buono.
Ci sono persone che con una telefonata son capaci di farmi sorridere la pelle.
Ci sono persone che sono come il pane vero, impastato e lasciato riposare e poi cotto in forno.
Ci sono persone che sono fatte di pasta madre.

mercoledì 7 aprile 2010

aggiornamento fattucchiero

Ci ho messo così tanto amore nel tikka masala che è venuto fuori il cibo degli Dei.
Sarà stato nel frattempo che pensavo intensamente e aprivo il mio cuore... sarà stato quello che si sa che le spezie approvano queste cose.
Non posto la foto, perché potreste rimanere sconvolti di fronte a tanta bellezza e comunque non hanno ancora inventato il mac che trasferisce odori e sapori e quindi, niente.

quanto son tristi le fattucchiere...

Oggi va che ho la bocca silenziosa e un pochino di paura dentro, di esser tutta sbagliata, io, e allora quando son così capita che apro il barattolo delle spezie, quelle che porto a casa dai miei giri. Annuso e le assaggio e mi viene voglia di cucinare che è una cosa che occupa il cervello e mica sempre richiede l'uso della parola.


Roba da fattucchiere ne è venuta fuori.
Non pigliate paura, questa è la marinatura per il pollo tikka masala. Dicono che è un piatto che in realtà in India non esiste, se lo son inventato per gli inglesi.
E' un po' come quando pensi di piacere e invece è tutta fuffa del tuo cervello. Ecco, il tikka masala è fuffa. Però di quella buona, e così mi son messa a seguir la ricetta passo passo. Prima la marinatura, il pollo è adesso silente in frigo.

Poi la salsa: io ci ho messo una  cipolla e due scalogni, che son più dolci, mezzo peperone verde, il mix di spezie potenti che con il vapore mi son venute su per il naso e mi han fatto ridere. Poi ci ho aggiunto il pomodoro e alla fine...tocco di classe. Niente yogurt ma latte di cocco che vien meglio. De gustibus...si esatto. 
Adesso non mi resta che aspettare. Poi  cucinerò in forno il pollo e solo alla fine quando sarà cotto lo unirò alla salsa. E sarà un bel matrimonio di gusti. A me, poi, resterà solo da preparare il riso basmati. Stappare il vino e preparar la tavola per gigio e gigia. 
Adesso vado a leggermi un libro. O a scriverlo, se son capace.


martedì 6 aprile 2010

Stasera

Stasera dai Pubbari qualcuno ha fatto così tanta cacca nel wc del pubblico, che si è intasato tutto, e siam finiti a discutere di arte moderna e della merda d'autore di Manzoni alla Biennale. E poi dicono che alla gente non frega nulla della cultura.

Sgrunt

Io odio disturbare, ma tanto. E' una cosa che mi manda in bestia.
Io che per lavoro sono abituata a disturbare, quando si tratta di vita vera, quella cosa bella che si chiamano rapporti con gli altri, ecco io odio disturbare. Odio farlo, odio quando mi accorgo inconsapevolmente di farlo. Perché volontariamente io mai...disturbare.
Porcapupazzaladraimpestata.

lunedì 5 aprile 2010

Banalità di Pasquetta

Io, davanti ad un piatto di pasta aglio, olio e peperoncino, mi commuovo.
Mi commuovo allo stesso modo quando guardo un film con una bella storia d'amore.
Niente di melenso, please, no, parlo di quelle storie d'amore, che sembrano fondamentali. E io che di parlar d'amore non son capace,  penso che l'amore è come la pasta aglio, olio e peperoncino.
Che quando la fai bene, è fondamentale.
Ci vuole l'aglio, uno spicchio a testa, tagliato a metà. E l'aglio cosa è se non la voglia di sperimentare.
Ci vuole l'olio buono, fatto dal contadino di fiducia. E cosa è se non il rispetto.
Ci vuole il peperoncino più pungente che ci sia e quello, beh, ovvio, è la passione.
E  ci vuole la pasta di ottima qualità, non quella roba che ci spacciano per tale al supermercato.
E la pasta è il nostro carattere, la personalità di ciascuno di noi che si scalda nel desiderio.
Fondamentali sono gli ingredienti e pure temperature e tempi per una ottima riuscita.
Qualcuno alla fine ci mette pure della pepazza o del prezzemolo fresco, ma quelli sono solo cose in più, no?

sabato 3 aprile 2010

A me piacciono i classici

Vecchia, ma sempre efficace :)

Sabato prima di Pasqua

Tutti in coda, tra sbuffi e discorsi sul numero ridottissimo di casse, due, quelle aperte, alla Coop nel sabato prima di Pasqua. Io con un pacco di farina, che mi servirà chissà quando, e con un pacco di zucchero di canna, che mi serve perché l'ho finito. Al mio fianco mia madre con il suo pacco di spinaci surgelati. Dietro una signora con gli occhi blu e la faccia triste, che c'erano solo due casse aperte nel sabato prima di Pasqua.
Davanti, un ragazzone con il carrellino pieno di roba, e la faccia triste di quello che si accorge che c'erano due casse aperte nel sabato prima di Pasqua. Più avanti dieci persone, dietro altre trenta. Tutti a sbuffare davanti alle due casse aperte.
E poi arriva lei. Cappotto color cammello anni Trenta, i capelli viola, quel viola che secondo me le parrucchiere si divertono a sperimentarlo sulle vecchie. Con la scarpe tipo quelle ciabatte da casa di feltro ( no, non peltro, ma feltro) e l'occhiale da presbite.
Passa accanto alla coda, arriva fino all'imbocco della cassa, indugia un attimo con il carrellino pieno di roba. Guarda con l'occhio da bambi prima dello scannamento il ragazzone e gli si piazza davanti. Il ragazzone indugia, ha la parlata margherina, ma è un buono. Si gira e mi guarda sbalordito. Poi sfiora la spalla della signora. "Scusi ma ci sono 40 persone in coda e lei passa davanti a tutti?".
La signora replica: "Sono nuova, è la prima volta che vengo qui".
"Beh si metta in coda come tutti, signora", replica mia madre.
La vecchia sbuffa, si sposta di lato, mi si mette a fianco. E poi molla l'occhio da bambi, guardandomi. "Beh, vi lascio passare, proprio perché son nuova".
Io scoppio a ridere e la guardo.
Lei mi ricambia lo sguardo, ma si frega, non tiene più l'occhio da bambi. No, c'ha la faccia da faina, e a me esce spontaneo un tono sarcastico.
"Grazie, che buona che è lei".
E la vecchia: "Eh sì, dovreste proprio ringraziarmi, che ho una certa età".
Allora mi son fatta seria. No, perché va ben tutto, ma non mi faccio prendere per il culo, io.
E l'ho fissata di nuovo e lei a guardarmi con la faccetta da faina, speranzosa di passar per bambi per aver la precedenza, rispetto a noi, tristi per le sole due casse aperte nel sabato prima di Pasqua, mi si mette a fianco. Poi si fa sotto, convinta che l'avrei fatta passare, mossa da compassione verso la terza età.
Quando mi è stata vicina vicina, le ho sussurrato: "Te non sei vecchia, sei solo furba. E adesso aspetti".
Sì, ho sussurrato...lo giuro. Solo che hanno riso tutti, compresa la commessa di una delle due casse aperte del sabato prima di Pasqua.

venerdì 2 aprile 2010

Ormonauta

La stagione dell'ormone viene e va.

( questo succede agli altri, di solito)

Volevo dirvi

More about Parla come navighi

"Parla come navighi" di Mario Gerosa finalmente è stato stampato.
Non vedo l'ora di leggerlo. Anche perché ci sono anche io in quel libro, con tre racconti.
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